La RSU dell’AST di Ascoli Piceno prende atto con stupore del comunicato dalla UIL FPL: Forse qualcuno aveva 'venduto la pelle dell'orso prima di ucciderlo'?

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La RSU dell’AST di Ascoli Piceno prende atto con stupore del comunicato dalla UIL FPL: Forse qualcuno aveva 'venduto la pelle dell'orso prima di ucciderlo'?

Sorprende che proprio chi per anni ha sostenuto il principio della sovranità delle decisioni della RSU oggi ne contesti pubblicamente le scelte e la trasparenza. Ancora più sorprendente è che tali critiche provengano da chi era assente alla seduta del 26 giugno, durante la quale si è svolta la discussione e si è proceduto alla votazione.

Appare inoltre singolare il riferimento alla mancata comunicazione degli esiti della riunione, considerando che il resoconto era già stato predisposto dopo le 24 ore successive alla seduta.

Nel merito, la RSU non ha mai negato le difficoltà della Centrale Operativa 118 né la necessità di garantire un servizio essenziale per il territorio. La UIL, peraltro, non aveva mai portato formalmente tale problematica all'attenzione della RSU. La questione riguarda invece il metodo scelto per affrontare il problema.

La proposta prevedeva una decurtazione di circa 11.000 euro delle risorse della produttività collettiva dei lavoratori per finanziare un progetto destinato a cinque operatori radio, con un compenso di 30 euro l'ora.

La RSU rappresenta tutte le lavoratrici e tutti i lavoratori e si è posta una domanda molto semplice: cosa dovrebbero pensare gli OSS, i centralinisti, gli operatori tecnici, gli amministrativi e tutte le altre figure professionali che ogni giorno affrontano carenze di personale, doppi turni, rientri in servizio e continui sacrifici organizzativi senza beneficiare di alcun progetto incentivante finanziato con la produttività collettiva? In molti casi, infatti, tali prestazioni vengono remunerate a malapena attraverso lo straordinario o, addirittura, non vengono retribuite.

È davvero equo chiedere a tutti i lavoratori di contribuire economicamente, attraverso una riduzione delle proprie risorse di produttività, per finanziare una soluzione destinata esclusivamente a cinque unità? La maggioranza della RSU ha ritenuto di no.

Ma vi è anche una questione di principio che non può essere sottovalutata. Accogliere questa proposta avrebbe significato aprire una porta, creando un precedente. Pur riconoscendo l'eccezionalità della situazione, la RSU avrebbe inevitabilmente legittimato il ricorso alle risorse della produttività collettiva per sopperire a carenze organizzative. In futuro, di fronte ad altre situazioni analoghe – che con ogni probabilità si presenteranno – sarebbe stato difficile negare lo stesso trattamento ad altre categorie o ad altri servizi che vivono criticità altrettanto rilevanti. La RSU ha quindi ritenuto doveroso evitare un precedente che avrebbe potuto compromettere il principio di equità nella gestione delle risorse comuni.

Le carenze di organico devono essere affrontate attraverso assunzioni, mobilità, utilizzo delle graduatorie e una corretta programmazione del personale, non utilizzando risorse economiche che appartengono all'intera collettività dei lavoratori.

Non a caso, mentre critica la decisione della RSU, la stessa UIL conclude il proprio comunicato chiedendo assunzioni e rafforzamento degli organici, esattamente ciò che la RSU ha indicato come unica soluzione strutturale al problema.

La votazione del 26 giugno è stata chiara, presenti 23 su 30 RSU: 20 contrari, 2 favorevoli e 1 astenuto. Una decisione democratica che merita rispetto anche da parte di chi non la condivide.

Alla UIL rivolgiamo infine un invito: tornare a riconoscere il ruolo e il mandato della RSU, organismo eletto dai lavoratori per rappresentare tutti e non singole categorie. La tutela dei lavoratori non può essere selettiva e non può cambiare a seconda della convenienza del momento. Difendere il principio di equità significa tutelare indistintamente ogni lavoratrice e ogni lavoratore, oggi e in futuro.

Cordiali Saluti

Ascoli Piceno 29-06-2026

Il Coordinatore dell’AST di Ascoli Piceno

Maurizio Pelosi