Ancona, 7 luglio 2026 – Continua la mobilitazione del gruppo assembleare Partito Democratico a difesa del tessuto associativo e del volontariato delle Marche. Questa mattina, nel corso della seduta del consiglio regionale, è stata discussa l'interrogazione a risposta immediata presentata dal vicepresidente del consiglio Enrico Piergallini, sottoscritta da tutti i consiglieri dem, per contestare le nuove linee della programmazione turistica della giunta Acquaroli, in particolare il “Bando per l’animazione dei borghi e centri storici” del 2026 che riserva l'accesso diretto ai fondi ai soli Comuni.
Il confronto in aula ha confermato la linea dell'esecutivo regionale, che intende procedere sulla strada dell'accentramento istituzionale, interrompendo un modello virtuoso di cooperazione diretta con il mondo no profit che durava dal 2016. I dati degli ultimi anni d'altronde parlano chiaro: dal 2023 al 2025 oltre la metà dei progetti turistici e culturali delle Marche (come i 144 progetti del "Bando Accoglienza" nel 2023 o i 134 per il turismo esperienziale nel 2025) è poggiata sulle spalle del volontariato e dell'associazionismo stabilizzato, realtà che i Comuni, spesso in carenza di personale, faticano a sostituire. A questo si aggiungono i forti ritardi organizzativi: la graduatoria del bando per i borghi slitterà infatti a fine luglio, lasciando i territori nell'incertezza a estate già inoltrata.
«Se non altro - afferma il vicepresidente Piergallini - la mia interrogazione è servita per fare chiarezza, il governo di centrodestra ha confermato infatti che non intende cambiare strada riguardo al nuovo bando per l’accoglienza e l’animazione turistica dei borghi: solo i comuni possono presentare progetti, mentre associazioni, Pro loco ed Enti del terzo settore sono escluse dalla partecipazione diretta, stravolgendo così una buona pratica in vigore nella nostra regione dal 2016. Una scelta francamente incomprensibile: negli ultimi tre anni più del 50% dei progetti finanziati è stato proposto dal tessuto associativo regionale, con ottimi risultati in termini di qualità delle iniziative e degli eventi realizzati. Perché allora cambiare? Escludere queste realtà significa limitare la partecipazione dei cittadini, indebolire il tessuto socioculturale e la rete del no profit, significa soprattutto subordinare l’iniziativa delle associazioni alle scelte politiche dei comuni, limitandone di fatto capacità di proposta e soprattutto indipendenza. Una visione dirigista e accentratrice che non possiamo condividere e che continueremo a denunciare se non avverranno modifiche».