Dino Ferrari al Forte Malatesta, inaugurata la mostra antologica che ripercorre oltre settant’anni di pittura

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Dino Ferrari al Forte Malatesta, inaugurata la mostra antologica che ripercorre oltre settant’anni di pittura

Il Forte Malatesta di Ascoli Piceno dal 3 ottobre al 7 novembre 2026 ospita una grande mostra antologica dedicata a Dino Ferrari (Ascoli Piceno, 1914–2000), pittore che ha attraversato gran parte del Novecento mantenendo un legame profondo con la città e sviluppando, nel corso di oltre settant’anni di attività, un linguaggio personale in costante evoluzione.



"È un vero piacere per me, in rappresentanza della BCC Banca del Piceno, partecipare all'inaugurazione di questa straordinaria mostra antologica dedicata a Dino Ferrari. - dice il presidente Sandro Donati -  Personalmente sono un grande appassionato di arte e quindi a maggior ragione sono felice di essere presente. Fino al 7 Novembre, il Forte Malatesta diventa quindi un polo di attrazione per la città di Ascoli Piceno e rende onore ad un artista protagonista del Novecento ascolano e marchigiano. Come Banca di Credito Cooperativo strettamente legata a questo territorio, crediamo che il nostro compito vada ben oltre il supporto economico e creditizio. Il nostro impegno è anche reinvestire nella comunità, promuovendo la cultura, la memoria storica e l'identità che ci uniscono.

Abbiamo subito risposto "presente", ovviamente insieme ad altre istituzioni, alla Fondazione Cassa di Risparmio di Ascoli Piceno, a Confindustria e alte eccellenze imprenditoriali locali. Oggi si parla molto di "fare rete" e questo ne è sicuramente un bell'esempio. La figura di Dino Ferrari ci affascina per la sua dedizione assoluta alla pittura. Questa mostra non solo celebra il suo talento, permette anche di riscoprirne la dimensione umana. Attraverso il percorso che comprende dipinti, soggetti sacri, documenti e persino la ricostruzione del suo storico studio di Piazza Sant'Agostino, riemergono la sua generosità verso gli allievi, il suo spirito libero e il suo dialogo profondo con la città di Ascoli.

Un grazie agli organizzatori, alla Frida Art Academy, ai curatori e tutti coloro che hanno lavorato con impegno, per averci coinvolto in questo progetto. Anche questo è un esempio di valorizzazione del territorio che rappresenta un po' la missione del nostro istituto di credito.

Grazie a tutti". 




L’esposizione ricostruisce l’intera vicenda umana e artistica del pittore: dagli anni della formazione alle opere della piena maturità, fino agli ultimi lavori realizzati alle soglie del XXI secolo.

Il percorso, articolato in dieci sezioni, presenta dipinti, ritratti, disegni, tecniche miste, opere grafiche e grandi composizioni di soggetto sacro, insieme a documenti, fotografie, filmati originali e oggetti appartenuti all’artista. Una selezione di materiali provenienti dal suo studio restituisce inoltre l’ambiente nel quale Ferrari lavorò per quarant’anni, trasformando la pratica quotidiana della pittura in una scelta di vita assoluta.

Nato nel 1914 nel quartiere ascolano di Santa Maria Inter Vineas, Dino Ferrari mostrò molto presto una particolare inclinazione per il disegno. A undici anni entrò nello studio di Egidio Coppola, pittore legato alla tradizione verista, dal quale apprese la centralità del mestiere, della pratica e della conoscenza dei materiali. Dopo la morte di Coppola proseguì la propria formazione frequentando il corso serale di disegno di Aldo Castelli e trascorrendo lunghe ore nelle sale della Pinacoteca Civica di Ascoli Piceno, dove studiò direttamente le opere dei maestri del passato.

Tra il 1937 e il 1939 soggiornò a Roma, frequentando lo studio del ritrattista Sigismondo Meyer e confrontandosi con le esperienze della pittura italiana del Novecento. Tornato ad Ascoli, avviò una lunga stagione di attività segnata dalla ritrattistica, dai temi sociali, dalle commissioni religiose e da una continua ricerca formale.

Il percorso espositivo documenta questa evoluzione attraverso alcuni dei principali nuclei della sua produzione. I dipinti giovanili e le vedute della Pinacoteca testimoniano gli anni della formazione; i ritratti mostrano la progressiva trasformazione del suo linguaggio, dalla rigorosa osservazione naturalistica a una rappresentazione più libera ed espressiva; le opere degli anni Sessanta e Settanta raccontano il confronto con la modernità e la permanenza dei temi sociali; i lavori degli anni Ottanta e Novanta conducono agli esiti più riconoscibili della sua ricerca.

Particolare attenzione è riservata al cosiddetto “metallismo”, termine con il quale viene identificata la stagione in cui le figure di Ferrari assumono forme sintetiche, volumi compatti e superfici dall’apparenza metallica. Un linguaggio sospeso tra figurazione e astrazione, attraverso il quale l’artista affronta soggetti quotidiani, archetipi umani e temi religiosi con una forza plastica immediatamente riconoscibile.

Tra le opere e i documenti esposti emerge anche il rapporto di Dino Ferrari con Ascoli Piceno: la formazione nella Pinacoteca Civica, lo studio aperto nel 1960 a Palazzo Laudi Migliori in Piazza Sant’Agostino, la Scuola gratuita di disegno e pittura dal vero del Palazzetto Longobardo, le grandi commissioni pubbliche e religiose e il dialogo, spesso acceso e complesso ma mai interrotto, con la vita culturale cittadina.


La mostra dà spazio anche agli aspetti meno conosciuti della personalità dell’artista. Ne sono un esempio le cosiddette “Maledizioni”, disegni nei quali Ferrari rappresentava con segno rapido e caricaturale coloro che riteneva responsabili di torti o delusioni, accompagnandone le immagini con invettive, figure diaboliche e impiccati. Esposte sulla porta e lungo il corridoio del suo studio, queste opere rivelano un umorismo caustico e teatrale, nel quale rabbia, ironia e gusto della provocazione convivono.


Accanto alle opere, fotografie, testimonianze e filmati consentono di incontrare l’uomo oltre il pittore: il carattere intransigente, la generosità, il rapporto con gli allievi, la dedizione assoluta al lavoro e la volontà di continuare a dipingere fino all’ultimo giorno della sua vita.

La mostra al Forte Malatesta intende restituire al pubblico la complessità di questo percorso e riaprire il confronto critico con un artista profondamente legato ad Ascoli Piceno, ma capace di misurarsi con le trasformazioni e le inquietudini dell’intero Novecento.