Open Marche, le imprese guardano ai mercati esteri: «Il Made in Italy deve sapersi raccontare»

Open Marche, le imprese guardano ai mercati esteri: «Il Made in Italy deve sapersi raccontare»

COLLI DEL TRONTO – Internazionalizzazione, nuovi mercati e strumenti per accompagnare le imprese marchigiane oltre i confini nazionali. Sono stati questi i temi al centro del convegno di Open Marche, ospitato al Casale di Colli del Tronto, dove rappresentanti del sistema camerale e delle Camere di Commercio Italiane all’Estero si sono confrontati sulle opportunità per il tessuto produttivo regionale.

Ad aprire l’incontro è stato il presidente della Camera di Commercio delle Marche Gino Sabatini, che ha sottolineato il percorso portato avanti al fianco delle aziende. “Il nostro obiettivo, come sistema istituzionale, è essere al fianco delle imprese”, ha spiegato Sabatini, ricordando l’importanza della collaborazione tra istituzioni e associazioni. E proprio alle associazioni e agli imprenditori presenti sono andati i ringraziamenti per il lavoro svolto, mentre è stato ricordato anche il livello di preparazione raggiunto dalle imprese marchigiane nei percorsi dedicati all’internazionalizzazione.

A sottolineare la forza della rete camerale internazionale è stato invece Mario Pozza, presidente di Assocamerestero. “Oggi possiamo contare su 86 Camere di Commercio Italiane all’Estero presenti in 64 Paesi”, ha ricordato. Una rete strategica perché permette alle aziende di conoscere i mercati e intercettare nuove opportunità. “Siamo un Paese che non ha materie prime, ma abbiamo piccole e medie imprese e artigiani capaci di essere protagonisti sui mercati internazionali”. E l’export, che rappresenta una componente fondamentale dell’economia nazionale, continua quindi ad avere un ruolo centrale nella crescita del sistema produttivo italiano.

Lo sguardo si è spostato poi sugli Stati Uniti con Federico Tozzi, Executive Director della Italy-America Chamber of Commerce di New York. “Gli Stati Uniti rappresentano il primo mercato di sbocco dopo quello europeo e quello che sta registrando la crescita maggiore”, ha spiegato. Il tema dei dazi resta centrale, ma, nonostante le nuove politiche commerciali americane, l’interscambio con l’Italia continua a mostrare segnali positivi. “Le nostre aziende stanno dimostrando di saper ripensare il proprio approccio al mercato”, ha aggiunto Tozzi, sottolineando quindi l’importanza di accompagnare le imprese anche nella comprensione delle nuove regole commerciali.

E se gli Stati Uniti rappresentano uno dei mercati con le maggiori prospettive, il Regno Unito continua a mantenere un ruolo importante per il Made in Italy. Walter Gumina, segretario generale della Camera di Commercio e Industria Italiana per il Regno Unito, ha ricordato infatti come Brexit e pandemia abbiano profondamente modificato lo scenario britannico. “Il Regno Unito è stato colpito contemporaneamente dal Covid e dalla Brexit, ma continua a essere uno dei mercati storicamente più importanti per l’Italia”. Un mercato che vale circa 35 miliardi di euro e nel quale non trovano spazio soltanto i prodotti, perché una quota significativa è rappresentata anche dai servizi e dai professionisti italiani.

Ma è soprattutto sulla capacità di presentare le produzioni italiane che Gumina ha posto l’accento: “Non possiamo pensare di andare sui mercati soltanto con un prezzo più basso. I nostri prodotti devono essere raccontati”. Perché dietro al Made in Italy ci sono “storie, famiglie e generazioni” e proprio questo patrimonio può diventare un elemento decisivo per distinguersi sui mercati internazionali.

Open Marche diventa quindi non soltanto un’occasione di confronto, ma anche uno strumento per mettere in contatto le imprese marchigiane con una rete internazionale capace di accompagnarle verso nuovi mercati e nuove opportunità.