Il concorso è sospeso, il conto no. CAAM, tutte le domande a cui Vulpiani e Perotti devono rispondere

Il concorso è sospeso, il conto no. CAAM, tutte le domande a cui Vulpiani e Perotti devono rispondere

Un CdA decaduto delibera un posto fisso quattro giorni dopo che i soci gli avevano detto di occuparsi solo dell'ordinaria amministrazione. Due voti a favore, uno contrario. Poi quindici giorni di agosto per candidarsi, tre correzioni al bando mentre il termine correva, una commissione insediata e pagata dalla società. Dentro l'azienda c'erano due dipendenti disponibili a fare il RUP: nessuno li ha verificati. È servita una PEC del sindaco per fermare tutto. Ora i soci devono decidere se riconfermare chi ha voluto arrivare fin qui.

SAN BENEDETTO DEL TRONTO — La procedura è stata sospesa il 1° settembre. Ma una selezione ritirata non cancella le decisioni che l'hanno prodotta, né i costi che ha già generato, né la domanda che resta sul tavolo dei soci del Centro Agro-Alimentare delle Marche a poche settimane dal rinnovo del Consiglio di amministrazione: perché si è voluto arrivare fino all'insediamento della commissione esaminatrice, contro il parere di tutti?

Non è una domanda retorica. È l'unica domanda che conta, perché la risposta determina se le persone che quella scelta l'hanno voluta possiedono le caratteristiche idonee alla riconferma per guidare una società partecipata da Regione Marche, Comune di San Benedetto del Tronto, Comune di Monteprandone, Camera di Commercio delle Marche e Province di Ascoli Piceno e Fermo.

E su un punto gli atti non lasciano margini interpretativi: il presidente Paolo Vulpiani e l'amministratore delegato Francesca Perotti hanno votato a favore. Il vicepresidente Roberto Giacomini ha votato contro, mettendo a verbale le ragioni del proprio dissenso.

Due su tre. Questa inchiesta parte da lì.

1. La cronologia che nessuno ha ancora spiegato

La sequenza cristallizzata di date racconta da sola un percorso inspiegabile da tutti i punti di vista: politico, economico e sociale. Perché quella società, se ben guidata, può e deve rappresentare un volano socioeconomico per il territorio. Queste date dunque valgono più di qualsiasi commento.

19 gennaio 2026. Il dipendente storico Emilio Santarelli comunica via PEC ai soci la volontà di restare in servizio altri due anni. La richiesta viene accolta per tacito assenso. Il CAAM (Centro Agro Alimentare) è consapevole quindi, da gennaio, che quella professionalità non uscirà dall'organico.

16 luglio 2026. Il CdA affronta la continuità della funzione di RUP sul progetto PNRR e adotta la deliberazione che il bando indicherà poi come proprio presupposto.

17 luglio 2026. L'assemblea approva il bilancio 2025. Per effetto statutario il Consiglio di amministrazione — Vulpiani, Giacomini, Perotti, nominato nel settembre 2023 — decade. Nello stesso giorno scade il rapporto di lavoro subordinato a tempo determinato di Corrado Di Silverio, che aveva svolto la funzione di RUP, per raggiungimento dei ventiquattro mesi. In quell'assemblea, ai soci, non viene rappresentata alcuna urgenza assunzionale. Lo scrivono nero su bianco i soci privati nella nota del 17 agosto: cercavano il bilancio depositato, hanno trovato un concorso.

21 luglio 2026. Una violenta grandinata danneggia gravemente le strutture della società.

7 agosto 2026. L'assemblea convocata per il rinnovo delle cariche si chiude senza accordo. E qui c'è il passaggio decisivo: i soci ribadiscono — all'unanimità — che il consiglio decaduto deve limitarsi alla sola ordinaria amministrazione e alle pratiche assicurative per i danni della grandinata. Nient'altro. È un perimetro preciso, è un perimetro fissato dalla proprietà.

11 agosto 2026. Quattro giorni dopo, quello stesso consiglio, ormai decaduto, pubblica un avviso di selezione per l'assunzione a tempo indeterminato di un "Coordinatore progetti di sviluppo e innovazione CAAM e gestione operativa dell'Ente": inquadramento Quadro, 33 ore settimanali, retribuzione lorda mensile indicata in 2.463,69 euro. Termine per candidarsi: quindici giorni, motivati dall'urgenza di garantire la continuità dei procedimenti in corso. Un'assunzione a tempo indeterminato è, per definizione, l'opposto dell'ordinaria amministrazione. È l'atto con cui un organo amministrativo incide in modo permanente sulla struttura dei costi di una società, vincolando i bilanci di chi verrà dopo. Quattro giorni. Tanto è durato il rispetto dell'indirizzo dei soci.

2. Giacomini aveva detto tutto, e l'aveva detto prima

Il voto contrario del vicepresidente non è stato un mal di pancia verbalizzato. È stato un elenco puntuale di ciò che mancava. Giacomini contestò l'assenza di documentazione su fabbisogno, convenienza, costo dell'assunzione e impatto sugli esercizi futuri. Disse che le motivazioni addotte non erano né urgenti né indifferibili. Disse che una scelta strategica di quella portata competeva al nuovo Consiglio, non a uno scaduto. E soprattutto indicò una strada alternativa, concreta e soprattutto a costo zero: verificare se le funzioni di RUP potessero essere affidate ad altri dipendenti già in servizio al CAAM. Quella verifica non risulta essere stata fatta.

È il punto su cui l'intera vicenda si regge o crolla. Perché se dentro l'azienda esistevano professionalità idonee e disponibili, allora non c'era bisogno di creare un posto fisso: bastava designare un nuovo RUP, verificarne i requisiti e fare le comunicazioni dovute a Ministero e Invitalia. Non è un'ipotesi teorica: è la soluzione che i soci privati hanno indicato pubblicamente il 17 agosto, che la CGIL ha chiesto formalmente il 25 agosto, e che due dipendenti hanno formalizzato per iscritto il 2 settembre. Tutti sono arrivati alla stessa conclusione. Tutti tranne i due amministratori che avevano il potere di deliberare.

3. Il bando che si correggeva da solo

Un avviso pubblico di selezione in una società a controllo pubblico è un atto che dovrebbe nascere chiuso. Questo è nato aperto e ha continuato a muoversi a mo' di biscia mentre i candidati compilavano le domande.

12 agosto — il giorno dopo la pubblicazione — arriva una determinazione integrativa dell'amministratore delegato: cambia il regime orario da tempo pieno a part-time e compare una griglia analitica di valutazione che nella prima versione non c'era. 20 agosto — precisazione sulla domanda "in forma libera". 21 agosto — ulteriore precisazione sulla scadenza. 26 agosto — chiusura dei termini. 1° settembre — colloqui e insediamento della commissione. Modificare i criteri di valutazione dopo aver aperto i termini significa che chi si è candidato l'11 agosto e chi si è candidato il 25 hanno letto due bandi diversi. Siamo di fronte ad un bando “sabbie mobili”. In una selezione pubblica questo non è un dettaglio formale: è il cuore della parità di trattamento tra i concorrenti.

E poi ci sono le incongruenze interne, nei requisiti per l’ammissione al bando e sui punteggi per redigere la graduatoria:

  • Appunto la graduatoria: qui la voce che pesa di più — l'esperienza specifica — vale massimo 20 punti in una riga e massimo 24 punti poche righe dopo. Non è un refuso su una virgola: è la voce potenzialmente decisiva. Con 24 punti il totale dei titoli non fa più 40, ma 44.

  • Il diploma tecnico è indicato come requisito di ammissione, ma la griglia attribuisce comunque 6 punti a diplomi non tecnici "idonei all'accesso". O è obbligatorio, o non lo è.

  • Nella sezione Amministrazione Trasparente del sito ufficiale del CAAM, sotto la voce PNRR, compare un documento intitolato all'integrazione di un avviso per il conferimento di un incarico a tempo determinato di Responsabile Unico del Progetto (RUP). Mentre il bando dell'11 agosto riguarda un Quadro a tempo indeterminato.

Quest'ultimo punto merita una risposta esplicita, perché la contraddizione non è una ricostruzione giornalistica: è pubblicata sul sito della società. Esisteva un'ipotesi iniziale di RUP a tempo determinato, poi trasformata in posto fisso? Chi ha deciso la trasformazione, quando, e sulla base di quale valutazione?

4. Ventiquattro mesi, ventiquattro punti

Qui bisogna procedere con precisione chirurgica, perché è il passaggio dove il rigore vale più dell'indignazione. Il bando richiede almeno due anni di esperienza nella gestione, monitoraggio o rendicontazione di progetti finanziati da PNRR, fondi UE, nazionali o regionali, maturata presso enti pubblici, società pubbliche, società a controllo pubblico o strutture assimilabili. La griglia valorizza in modo ancora più stretto l'esperienza maturata come coordinatore di progetti, RUP, assistente RUP o figura equivalente, assegnando un punto per ogni mese, fino a un massimo di ventiquattro. Tra i titoli preferenziali compare inoltre la conoscenza specifica dei centri agroalimentari.

Nessuno di questi requisiti, preso da solo, dimostra alcunché. Ma sommati definiscono un imbuto. E allora la domanda non è chi fosse il destinatario — non lo sappiamo e non lo affermiamo. La domanda è tecnica, e va rivolta a chi ha approvato il testo:

Quante persone, sul mercato del lavoro italiano, possiedono contemporaneamente ventiquattro mesi di esperienza in una società a controllo pubblico, su progetti finanziati, nelle funzioni di coordinamento o RUP, e per di più la conoscenza specifica dei centri agroalimentari? Su quale analisi di mercato il CdA ha stabilito che questa combinazione fosse necessaria e non semplicemente restrittiva? E perché il tetto massimo valutabile coincide esattamente con ventiquattro mesi, e non con trentasei o con dodici?

La trasparenza di una selezione pubblica non consiste nel pubblicare un avviso su un sito. Consiste nello scriverlo in modo che nessuno, leggendolo, possa ragionevolmente domandarsi se la platea fosse già ristretta prima ancora dell'apertura delle buste.

Questo giornale non muove alcun rilievo ai dipendenti della società né a chi si è legittimamente candidato: chi partecipa a una selezione esercita un diritto e non risponde di come qualcun altro ha scritto il bando. La responsabilità di un avviso pubblico è, per intero, di chi lo delibera e lo firma. Il tema non sono le persone. Il tema è il metodo, e il metodo ha due nomi e cognomi.


5. Il conto: 1.490 euro di utile e un nuovo costo permanente

C'è poi la questione che dovrebbe interessare ogni contribuente sambenedettese, perché il CAAM non è un'azienda privata che rischia capitale proprio.

Il bilancio 2025 chiude con un utile di 1.490 euro. Non una perdita — va detto con precisione — ma una cifra che equivale, in pratica, al pareggio. E si tratta di un risultato ottenuto, come emerso nel dibattito pubblico delle scorse settimane, anche attraverso una drastica riduzione degli ammortamenti. Su questo sfondo il CdA decaduto ha deliberato l'inserimento stabile in organico di una figura di livello Quadro. Nel frattempo, sullo stesso perimetro, si accumulavano segnali istituzionali in direzione esattamente opposta:

  • La Corte dei conti aveva già formulato rilievi sulla partecipazione regionale al CAAM, chiedendo alla Regione Marche di verificare concretamente convenienza economica, contenimento dei costi, situazione economico-finanziaria della società e capacità di fissare obiettivi gestionali alla partecipata. Rilievi presenti già nel dicembre 2025 e confermati nel giudizio di parificazione sul rendiconto regionale 2025.

  • Il gruppo AVS-PSI, in conferenza stampa il 1° settembre, ha portato in piazza la deliberazione della Corte dei conti del 24 marzo 2026 sulla razionalizzazione periodica delle partecipazioni pubbliche del Comune di San Benedetto del Tronto. Il consigliere comunale Paolo Canducci ha contestato conti, ammortamenti, governance e il peso del debito IMU verso il Comune.

  • Sul debito IMU verso il Comune di San Benedetto — cifra che nel dibattito pubblico è stata indicata come prossima agli 800 mila euro, sanzioni comprese — è intervenuta anche l'interrogazione regionale.

Mentre alla Regione veniva chiesto di dimostrare la sostenibilità della propria partecipazione, il CAAM aggiungeva un costo strutturale permanente. Il contrasto non è un'opinione di questo giornale: è la constatazione da cui muove l'interrogazione del vicepresidente del Consiglio regionale Enrico Piergallini. E c'è un costo che la società ha già sostenuto e che nessuno recupererà: la commissione esaminatrice — l'avv. Antonio Marrazzo, il dott. Paolo Merci e l'avv. Elena Piunti — si è regolarmente insediata il 1° settembre. Un organo nominato, convocato, riunito e retribuito per una procedura sospesa poche ore dopo. Quanto è costato ai soci l'insediamento di una commissione destinata a non concludere nulla? È una domanda a cui i soci hanno diritto di avere una risposta in euro, non in principi.

6. Tutti dicono fermatevi. Il CdA accelera

Questa è la parte della vicenda che più difficilmente potrà essere derubricata a polemica estiva. Perché non si tratta di un rilievo isolato, ma di una sequenza di richieste formali, provenienti da soggetti tra loro politicamente e istituzionalmente distanti, tutte convergenti sulla stessa richiesta. E tutte ignorate.

17 agosto — I soci privati. Fondazione Fabbrica Cultura ETS, per il tramite del suo rappresentante Claudio Massi, rende pubblica la propria posizione e agisce nelle sedi proprie: denuncia al Collegio sindacale ai sensi dell'art. 2408 del Codice Civile e istanza alla società per la sospensione in autotutela. Nella nota i soci pongono una domanda diretta — perché non nominare semplicemente un altro RUP, magari interno, invece di bandire un posto stabile — e ricordano che le direttive sul contenimento dei costi del personale sono comunicate ogni anno dal Comune di San Benedetto e dalla Regione Marche. Precisano, con nettezza, di non muovere rilievi ad alcun dipendente né ad alcun candidato.

25 agosto — Il sindacato. La FILCAMS-CGIL di Ascoli Piceno invia una PEC al CdA, ai soci e al presidente del Collegio sindacale. Definisce anomala una selezione per una figura di coordinamento a tempo indeterminato avviata in prossimità del rinnovo dell'organo, segnala l'incremento strutturale dei costi del personale destinato a gravare sui bilanci futuri, chiede se siano state vagliate soluzioni interne o temporanee e domanda l'immediata sospensione in autotutela.

28 agosto — La Regione. Il vicepresidente del Consiglio regionale Enrico Piergallini presenta un'interrogazione a risposta scritta. Chiede di accertare l'effettiva necessità della posizione, l'esistenza e il contenuto del Piano triennale del fabbisogno del personale, del Progetto Strategico e del business plan, il costo complessivo e la sostenibilità dell'assunzione nel medio e lungo periodo, le ragioni della riduzione a quindici giorni del termine, il bilancio 2025 e la situazione debitoria IMU. Chiede inoltre alla Giunta di valutare se promuovere, in quanto socio, la sospensione della procedura. Piergallini è esplicito: non contesta il diritto di una società a dotarsi delle professionalità necessarie, chiede che prima si faccia ciò che la Corte dei conti indica come necessario.

Risultato: il CdA tira dritto. Il 1° settembre la commissione si insedia e comincia a operare sulle cinque candidature pervenute.

Soci privati, sindacato, Consiglio regionale, opposizione consiliare, un membro dello stesso CdA. Cinque richieste di fermarsi, da cinque direzioni diverse. Nessuna ha prodotto effetti.



7. È servito il socio di maggioranza relativa

A fermare la macchina è stato il Comune di San Benedetto del Tronto. Il nuovo sindaco Nicola Mozzoni, rappresentante del socio di maggioranza relativa, ha scelto la strada del documento formale invece della dichiarazione ai giornali: un atto del 1° settembre, breve, che richiama l'imminente rinnovo dell'organo amministrativo e le criticità riscontrate nella selezione dell'11 agosto, e invita il CdA a valutare l'opportunità di sospendere o ritirare la procedura, rimettendo ogni decisione al nuovo Consiglio.

Solo a quel punto il CdA viene convocato d'urgenza. E il concorso viene sospeso.

Va registrato per quello che è: un intervento tempestivo ed efficace. Ma va registrata anche l'altra faccia della medaglia. Se per fermare un atto adottato fuori dal perimetro fissato dall'assemblea è stato necessario l'intervento formale del principale socio pubblico, allora il problema non era il bando. Il problema era la governance.

8. Il giorno dopo: i due dipendenti e la mail della consulente

Il 2 settembre — ventiquattro ore dopo lo stop — i dipendenti Emilio Santarelli e Gianfranco Calvaresi scrivono formalmente al CdA in prorogatio, al futuro CdA, a tutti i soci e al Collegio sindacale, manifestando piena disponibilità a ricoprire la funzione di RUP, subordinatamente alla verifica dei requisiti previsti dalla normativa e dagli atti progettuali. Chiedono che, individuata la soluzione, vengano fatte le comunicazioni dovute verso Invitalia e il Ministero competente.

Non è l'inizio della loro disponibilità. È la sua formalizzazione. Che quella strada esistesse lo aveva detto Giacomini in CdA l'11 agosto; lo avevano chiesto i soci privati il 17; lo aveva domandato la CGIL il 25.

Il 4 settembre la vicenda assume un profilo ulteriore. La consulente del lavoro della società, Susanna Mariotti, scrive a Perotti, Vulpiani, Di Silverio, Calvaresi e Giacomini. Riferisce che l'ipotesi di prosecuzione di fatto del rapporto di lavoro subordinato per ulteriori cinquanta giorni non sarebbe applicabile, essendo già stati raggiunti i ventiquattro mesi; dichiara di essersi confrontata con una funzionaria dell'Ispettorato del Lavoro di Ascoli Piceno; segnala un rischio elevato per il CAAM in caso di prosecuzione dell'accesso in azienda, per la possibile rivendicazione in sede di vertenza del riconoscimento di un rapporto a tempo indeterminato. E aggiunge un dettaglio che pesa: di aver già chiesto istruzioni il 30 luglio, senza ricevere risposta.

Va detto con chiarezza: si tratta della valutazione professionale di una consulente e del suo resoconto di un confronto informale, non di un provvedimento dell'Ispettorato. Non stabilisce responsabilità di alcuno. Ma solleva una domanda che i soci non possono evitare di porre: una richiesta di istruzioni su un profilo di rischio giuslavoristico, inviata il 30 luglio, è rimasta senza risposta mentre il CdA trovava il tempo, l'11 agosto, di deliberare un concorso?

9. Il nodo giuridico che nessuno ha sciolto

Sul piano tecnico, va evitata la scorciatoia. L'articolo 15 del D.Lgs. 36/2023 stabilisce come regola generale che il RUP sia nominato tra i dipendenti — anche a tempo determinato — della stazione appaltante, in possesso dei requisiti necessari. La stessa norma precisa però che le stazioni appaltanti che non sono pubbliche amministrazioni o enti pubblici individuano i soggetti cui affidare i compiti di RUP secondo i propri ordinamenti. Per una S.p.A. a controllo pubblico come il CAAM, quindi, sostenere che la cessazione di un rapporto di lavoro abbia prodotto automaticamente l'impossibilità giuridica di mantenere quella funzione sarebbe un'affermazione da dimostrare, non da presupporre.

Nel confronto interno è stato acquisito un parere dell'avvocato Alberto Lucchetti. Documento autorevole, che però va letto per quello che dichiara di essere: già nell'oggetto è qualificato come contenente "prime indicazioni", con riserva di approfondimento in relazione all'eventuale fattispecie concreta rilevante. Un parere orientato ai principi generali del reclutamento nelle società pubbliche e all'art. 19 del Testo unico sulle partecipate. Un parere del genere può spiegare che una selezione sia possibile. Non dimostra in alcun modo che fosse necessaria, né che fosse l'unica soluzione disponibile. E questa — dopo tre settimane di polemiche, un esposto al Collegio sindacale, un'interrogazione regionale e una PEC sindacale — è la prova che ancora manca.

10. Le domande che i soci devono mettere per iscritto

Picusonline non attribuisce responsabilità penali, civili o contabili: accertarle spetta esclusivamente agli organi competenti, ai quali alcuni soci si sono già rivolti. Esiste però una responsabilità gestionale e societaria delle decisioni, e valutarla è esattamente il compito dei soci al momento del rinnovo delle cariche.

Prima di qualsiasi riconferma, queste sono le domande a cui il presidente Paolo Vulpiani e l'amministratore delegato Francesca Perotti dovrebbero rispondere in assemblea, a verbale:

  1. Su quale base l'assunzione a tempo indeterminato di un Quadro è stata ritenuta compatibile con il perimetro di ordinaria amministrazione fissato all'unanimità dai soci il 7 agosto?

  2. Quale documentazione su fabbisogno, costo pluriennale e sostenibilità è stata posta a supporto della delibera dell'11 agosto? Esiste un Piano triennale del fabbisogno del personale? Se sì, perché non è stato esibito ai soci?

  3. Perché una necessità dichiaratamente legata a un progetto PNRR con scadenza di rendicontazione fissata è stata trasformata in un costo strutturale permanente, invece che in un contratto a termine fino alla chiusura dell'intervento?

  4. Perché non è stata effettuata la verifica sulle risorse interne richiesta da un membro del CdA prima del voto, e successivamente sollecitata da soci e sindacato?

  5. Perché il termine è stato ridotto a quindici giorni in pieno agosto, e perché i criteri di valutazione sono stati modificati a termini già aperti?

  6. Come si spiegano le incongruenze interne al bando — il massimo dell'esperienza indicato prima a 20 e poi a 24 punti, il diploma tecnico obbligatorio ma non necessario — e la presenza sul sito societario di un documento che parla di un RUP a tempo determinato?

  7. Su quale analisi è stata costruita la combinazione di requisiti richiesta, e quale platea di potenziali candidati si stimava di raggiungere?

  8. Qual è il costo complessivo già sostenuto dalla società per una procedura sospesa: nomina e insediamento della commissione, parere legale, adempimenti connessi?

  9. Perché la richiesta di istruzioni della consulente del lavoro del 30 luglio è rimasta senza risposta?

  10. Chi risponde, oggi, dell'eventuale rischio giuslavoristico e reputazionale a cui la società è stata esposta?

L'unica cosa che non si può fare

Il progetto PNRR del CAAM vale circa 7,82 milioni di euro. Che quel progetto dovesse avere un RUP non è mai stato in discussione da parte di nessuno. In discussione è stato il modo scelto per garantirlo: un posto fisso, deliberato da un organo decaduto, in agosto, in quindici giorni, contro il voto di un consigliere, contro l'indirizzo dell'assemblea, contro la richiesta dei soci privati, contro la PEC del sindacato, contro l'interrogazione della Regione, e senza aver verificato chi si aveva già in casa.

Il nuovo Consiglio dovrà occuparsi del futuro del CAAM: piano industriale, debito IMU, chiusura del PNRR, tenuta dei conti. Sono partite serie, che richiedono credibilità davanti alla Regione e alla Corte dei conti.

Ai soci pubblici spetta ora una scelta che non è tecnica ma politica, nel senso più pieno del termine. Possono considerare la sospensione del 1° settembre un incidente chiuso e voltare pagina mettendo tutti sullo stesso piano. Oppure possono fare l'unica cosa che la vicenda richiede: pretendere una ricostruzione completa, valutare se interessare Collegio sindacale e organismi di controllo per verificare se le decisioni assunte abbiano esposto la società a costi o rischi evitabili, e poi decidere.

C'è un fatto che dopo il 1° settembre non è più plausibile: sostenere che nessuno avesse avvisato.

Picus Online è disponibile a pubblicare integralmente ogni chiarimento, replica o rettifica che il Centro Agro-Alimentare delle Marche S.p.A., i suoi amministratori e ogni persona citata riterranno di fornire. Le valutazioni qui espresse riguardano esclusivamente l'operato degli organi amministrativi nell'esercizio delle loro funzioni e non attribuiscono ad alcuno responsabilità penali, civili o contabili, il cui accertamento compete unicamente alle autorità competenti. Nessun rilievo è mosso ai dipendenti della società né ai candidati che hanno legittimamente partecipato alla selezione.