Rotary, porto e infrastrutture al centro del confronto: «San Benedetto torni a guardare all’Adriatico» 

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Rotary, porto e infrastrutture al centro del confronto: «San Benedetto torni a guardare all’Adriatico» 

L’architetto Vincenzo Acciarri rilancia la trasformazione del waterfront e nuovi collegamenti. Il presidente Squarcia annuncia l’ipotesi di un forum internazionale nel 2027.

Martedì sera porto, turismo e infrastrutture sono stati al centro dell’incontro promosso dal Rotary Club di San Benedetto del Tronto, che ha riunito rappresentanti delle istituzioni e del territorio per discutere delle prospettive di sviluppo della Riviera. Una presenza istituzionale significativa, con il sindaco Nicola Mozzoni, il vicesindaco Andrea Traini, l’assessore Luigi Anelli e il presidente del Bim Tronto Luigi Contisciani, insieme ai rappresentanti del Rotaract.

A introdurre i temi è stato il presidente del Rotary Ferruccio Squarcia, che ha indicato nelle connessioni territoriali uno dei nodi decisivi per il futuro. «Porto, turismo e infrastrutture sono tre temi che devono essere letti insieme e che assumono un valore ancora maggiore per San Benedetto, città di cerniera tra due regioni e tra diverse aree dell’Adriatico. Stiamo inoltre lavorando alla possibilità di ospitare, nel marzo 2027, un forum internazionale tra distretti rotariani dedicato allo sviluppo dei rapporti con i Balcani e l’Albania. Sarebbe un appuntamento qualificante, capace di aprire nuovi scenari economici, culturali e sociali. San Benedetto può tornare a valorizzare pienamente questa sua posizione».

Il cuore della serata è stato affidato all’architetto Vincenzo Acciarri, che ha ripercorso oltre mezzo secolo di dibattito urbanistico cittadino, ricordando le questioni che aveva posto già nel 1972: una viabilità alternativa alla Statale 16, la sistemazione dell’Albula e una progettazione per la Sentina. «Sono trascorsi 54 anni e molti di quei problemi sono ancora sul tavolo. La variante stradale è ferma all’altezza di Santa Lucia, l’Albula attende ancora una sistemazione complessiva e le indicazioni emerse dal concorso per la Sentina non hanno avuto concreta attuazione. Continuiamo però a formulare proposte perché lavorare nell’interesse della comunità fa parte del nostro modo di essere. San Benedetto ha bisogno di guardare avanti e di costruire una nuova fase del proprio sviluppo».

Una delle proposte più articolate riguarda il porto e, in particolare, i circa sette ettari a destra del faro, area che secondo Acciarri può diventare il punto di ricucitura tra città e mare. «Bisogna restituire alla città un rapporto diretto con il porto, eliminando per quanto possibile barriere e ostacoli. In quell’area possiamo immaginare spazi per incontri e manifestazioni, centri di aggregazione, biblioteche, associazioni, botteghe artigiane, ristorazione e piccole attività commerciali. Abbiamo inoltre una realtà importante come il MAM e una presenza artistica che può essere ulteriormente valorizzata. La bellezza potrebbe diventare l’elemento guida della rigenerazione, fino a creare un vero parco dell’arte e della bellezza come biglietto da visita di San Benedetto». Per il waterfront, l’architetto ha rilanciato anche l'ipotesi di un concorso internazionale di idee, prendendo a riferimento esperienze realizzate in altre città italiane ed europee.

Sul fronte della mobilità, Acciarri ha richiamato il PUMS e soprattutto la necessità di ricucire le due parti di San Benedetto separate dalla ferrovia. «Tra via Mazzocchi e via Abruzzi abbiamo circa 700 metri di rilevato ferroviario senza un nuovo sottopasso realizzato dalla nascita della linea. Occorre aprire un collegamento ciclopedonale sul proseguimento di via Gino Moretti, lungo la sponda nord dell’Albula, mettendo così in comunicazione la pista ciclabile esistente con la Ciclovia Adriatica che passa a poche centinaia di metri. Sarebbe un collegamento strategico per i residenti e anche dal punto di vista turistico. E dobbiamo finalmente completare la sistemazione dell’Albula, intervenendo sulla sponda sud e trovando una soluzione seria per il recupero ambientale del suo alveo».

A raccogliere gli stimoli è stato Mozzoni. «Il porto è fondamentale anche per costruire un’offerta turistica diversa. Non possiamo più pensare soltanto al mare: chi viaggia cerca cultura, identità e un rapporto immersivo con il territorio. Noi questa identità l’abbiamo e una parte importante si trova proprio nel porto. Quella zona può diventare il luogo dal quale ripartire per cambiare il volto di San Benedetto».

Il sindaco ha quindi allargato il ragionamento a servizi e collegamenti: «In estate la città deve sostenere numeri enormemente superiori a quelli dei residenti e questo mette sotto pressione servizi, viabilità e infrastrutture. Il PUMS ci offre indicazioni importanti, da attuare gradualmente. Parallelamente stiamo lavorando alla DMO per mettere realmente a sistema il Piceno. Le idee emerse dal Rotary rappresentano stimoli utili per una città che deve programmare il proprio sviluppo guardando oltre la singola stagione turistica».

I momenti di approfondimento sulle tematiche del territorio, dell’economia e della crescita proseguiranno anche nei prossimi mesi nel corso degli incontri del Rotary Club di San Benedetto del Tronto.