Grano duro, svolta sulla trasparenza dei prezzi: anche le Marche in prima linea contro le speculazioni

Grano duro, svolta sulla trasparenza dei prezzi: anche le Marche in prima linea contro le speculazioni

“La nascita della Commissione Unica Nazionale (CUN) del grano duro rappresenta una svolta attesa da anni dal mondo agricolo e una vittoria che rivendichiamo”. Sono le parole di Maria Letizia Gardoni, presidente di Coldiretti Marche alla notizia dell’istituzione dell’organismo, la Cun, appunto che avrà il compito di individuare un prezzo indicativo nazionale attraverso rilevazioni regolamentate e paritetiche tra parte produttiva e industriale e contrastare le manovre speculative che condizionano il mercato cerealicolo.

Un problema particolarmente sentito nelle Marche, dove si contano, secondo Istat, 104mila ettari coltivati a cereali, di cui 79mila a grano duro (terza regione d’Italia dopo Sicilia e Puglia), con una produzione superiore ai 4 milioni di quintali e un valore complessivo del settore di circa 182 milioni di euro. Numeri importanti, che oggi però convivono con un’emergenza economica sempre più evidente: oltre 10mila aziende marchigiane rischiano la sopravvivenza a causa di prezzi non più sostenibili.

Una battaglia storica per Coldiretti che, lo scorso settembre, aveva portato in piazza oltre 40mila agricoltori a protestare. A Bari, raggiunta anche da centinaia di coltivatori da Macerata, Fermo e Ascoli, c’era anche la presidente Gardoni. “La Cun che chiedevamo e che ora è stata istituita – spiega – deve essere uno strumento a garanzia della trasparenza nella formazione dei prezzi e a tutela del reddito degli agricoltori, altrimenti messo a rischio dal crollo delle quotazioni e dall’arrivo di prodotto estero spesso coltivato con pratiche non consentite in Italia”.

Produrre un quintale di grano duro per la pasta costa in media agli agricoltori 31,8 euro al Sud e 30,3 al Centro-Nord, secondo Ismea. Numeri che evidenziano l’effetto delle manovre dei trafficanti di grano, con le quotazioni pagate agli agricoltori siano calate negli ultimi quattro anni tra il 35% e il 40%. In questo modo – conclude Coldiretti – i ricavi non coprono più le spese, mettendo a rischio le semine future e la tenuta economica delle aziende agricole. Una forbice che non consente più di coprire le spese e che rischia di compromettere le semine future. Intanto sugli scaffali la pasta arriva a costare fino a 2 euro al chilo, mentre al produttore restano appena 28 centesimi.

Coldiretti chiede ora di rafforzare e difendere questo strumento da possibili tentativi di boicottaggio, insieme all’applicazione della legge contro le pratiche sleali e al rilancio dei contratti di filiera. “La parola d’ordine resta una sola: vigilare. Perché dalla tenuta del grano passa non solo il futuro di migliaia di aziende marchigiane, ma anche la tutela del paesaggio agricolo e dell’economia delle aree interne” conclude la presidente.