Si è concluso in data, 12 maggio 2026, dinnanzi al Tribunale di Urbino un complesso procedimento penale a carico di cinque cittadini cinesi, accusati di vari reati tributari commessi nell’ambito di attività imprenditoriali nel settore del confezionamento di abbigliamento e accessori. L’indagine, condotta dalla Compagnia della Guardia di Finanza di Urbino sotto la direzione della Procura della Repubblica di Urbino, è partita da controlli fiscali nei confronti di quattro ditte individuali attive nella provincia. I citati controlli hanno rivelato un sistema di imprese “apri e chiudi” formalmente intestate a prestanomi, ma controllate da un unico amministratore di fatto. Quest’ultimo esercitava i poteri direttivi, organizzativi e finanziari delle diverse ditte, curandone le attività produttive, i rapporti con clienti e fornitori, e controllandone i conti correnti. Inoltre, trasferiva sistematicamente gli asset aziendali da una ditta all’altra. Nonostante il “turn-over” imprenditoriale, le attività economiche hanno mantenuto nel tempo gli stessi luoghi operativi, la stessa clientela, le stesse strutture produttive, la stessa forza lavoro e le stesse modalità organizzative. Questo sistema di frode mirava all’evasione sistematica delle imposte dirette e dell’IVA attraverso omesse dichiarazioni fiscali e l’occultamento di documenti e scritture contabili, impedendo così l’esatta ricostruzione del volume d’affari. Tali condotte hanno reso inefficaci le procedure di riscossione coattiva dell’Amministrazione finanziaria, anche a causa di prelevamenti di denaro contante dai conti aziendali, non coerenti con la gestione ordinaria delle imprese. L’evasione fiscale quantificata supera i 600 mila euro. Durante il procedimento, il Giudice per le indagini preliminari ha disposto sequestri preventivi per l’importo indicato su beni mobili e immobili, nonché disponibilità finanziarie degli indagati, con l’obiettivo di una successiva confisca diretta e per equivalente. Contestualmente, ha emesso un’ordinanza di misura cautelare (divieto di dimora nella provincia di Pesaro e Urbino) nei confronti del dominus. Al termine del processo, i tre principali responsabili sono stati condannati a pene detentive, fino a 2 anni di reclusione, e accessorie quali l’interdizione temporanea dagli uffici direttivi delle imprese, dalla possibilità di contrattare con la pubblica amministrazione e dall’esercizio delle dalle funzioni di rappresentanza in materia tributaria. Inoltre, è stata disposta la confisca per equivalente degli importi considerati profitto dei reati accertati. Questa operazione, condotta in stretta collaborazione con la locale Autorità Giudiziaria, dimostra l’impegno quotidiano del Corpo come presidio della sicurezza economico-finanziaria, volto a individuare e reprimere ogni forma di inquinamento dell’economia legale.