L'assemblea del Centro Agroalimentare delle Marche (CAAM) è andata deserta. Per avere il nuovo Cda si terrà una nuova assemblea dei soci il prossimo 28 settembre.
La storia sembra quasi ripetersi. Anche nel 2023 una prima assemblea non riuscì a produrre il nuovo CdA e occorsero circa due settimane per raggiungere l'accordo.
Cristina Perotti, attuale Ad nel Cda del CAAM scaduto, ha una caratteristica politicamente rilevante: nominata originariamente nel 2017 in un contesto favorevole al centrosinistra, è stata riconfermata nel 2020 e poi nuovamente nel 2023 attraverso assemblee nelle quali erano presenti soci pubblici governati da maggioranze politiche differenti. Il suo incarico è quindi sopravvissuto ai cambiamenti politici regionali e comunali.
Ora però c'è un elemento discriminante che potrebbe preludere a decisioni politiche di vero cambiamento anche perché il “Bando di Ferragosto”, del quale la Corte dei Conti non si è potuta occupare grazie a Nicola Mozzoni, sindaco di San Benedetto del Tronto, che ha dato un solenne colpo d'ascia su una storia così clamorosa. Una di quelle storie che poi spiegano l'allontanamento dei cittadini dalle urne che definiscono il processo democratico. Questo è il Bando di Ferragosto del CAAM. C'è il sigillo dell'Ad Cristina Perotti su quel percorso burocratico che ha tutto il crisma di chi è solito dire “qui comando io” anche e soprattutto quando c'è in atto una verifica della Corte dei Conti.
Il punto principale è la giustificazione della presenza pubblica nella società. Il Comune di San Benedetto possiede il 43,17%, la Regione Marche il 33,87% e complessivamente circa il 96% del capitale è pubblico. La Corte chiede che venga verificato periodicamente se l'attività del CAAM continui a rispettare i requisiti del Testo unico sulle società partecipate (TUSP), in particolare i cosiddetti “vincoli di scopo e di attività”.
Il problema è diventato più significativo dopo l'ampliamento dell'oggetto sociale: nel 2025 sono state inserite anche attività relative a vendita, installazione e manutenzione di impianti fotovoltaici ed eolici. La Corte richiama su questo punto perplessità già manifestate in precedenza sulla partecipazione regionale.
In altre parole, non basta sostenere che il CAAM sia “strategico” per il territorio. Regione e Comune devono dimostrare concretamente che le attività svolte rientrino tra quelle che una società partecipata pubblica può legittimamente esercitare.
La Corte richiama più generalmente gli enti soci anche sulla necessità di rivalutare periodicamente le ragioni che giustificano consigli di amministrazione pluripersonali e di controllare il rispetto dei limiti ai compensi degli amministratori.
È un punto particolarmente interessante per il CAAM perché già in passato era stata richiesta una motivazione specifica per derogare alla regola dell'amministratore unico. La stessa documentazione comunale ricorda che nel 2023 furono nuovamente nominati tre amministratori e che occorreva acquisire la documentazione giustificativa della scelta.
Nel giudizio di parificazione sul Rendiconto regionale 2025, secondo quanto riportato nell'interrogazione presentata in Consiglio regionale, la Corte torna sul CAAM chiedendo alla Regione di valutare concretamente:
convenienza economica della partecipazione;
contenimento dei costi;
situazione economico-finanziaria della società;
capacità della Regione di stabilire specifici obiettivi gestionali per la partecipata;
effettiva adeguatezza della scelta di mantenere la partecipazione.
La semplice qualificazione del CAAM come società “strategica” non sarebbe quindi sufficiente, da sola, a soddisfare le prescrizioni del TUSP.
Ed è proprio sulla base di questi rilievi che è stata presentata il 1° settembre 2026 l'interrogazione regionale n. 429/26, riguardante anche la procedura per assumere a tempo indeterminato e parziale un “Coordinatore progetti di sviluppo e innovazione CAAM e gestione operativa dell'Ente”.