Operazione condotta dalle fiamme gialle della Tenenza di Camerino finalizzata al contrasto del lavoro sommerso: individuati 4 lavoratori in nero.
I Finanzieri della Tenenza di Camerino, nell’ambito delle ordinarie attività di servizio, hanno eseguito controlli su tutto il territorio di competenza finalizzati alla prevenzione ed al contrasto degli illeciti in materia di “lavoro nero”.
La preliminare attività investigativa, costituita dal costante controllo economico del territorio e dall’analisi delle risultanze emerse dall’interrogazione delle banche dati in uso al Corpo, hanno consentito di focalizzare l’attenzione operativa delle fiamme gialle camerti su un’attività commerciale operante nel settore del lavaggio di autoveicoli.
All’atto dell’esecuzione del controllo i Finanzieri hanno rilevato presso l’operatore in questione la presenza di cinque lavoratori di cui quattro sono risultati essere occupati “in nero”, in quanto dall’esame della prevista documentazione d’impiego è emerso che per gli stessi l’impresa non aveva inviato le preventive comunicazioni di instaurazione del rapporto di lavoro.
Al termine delle attività di controllo, in ragione del fatto che il numero dei lavoratori irregolari è risultato pari ad almeno il 10% della forza lavoro presente al momento dell’accesso, i militari operanti hanno avanzato alla sede territoriale competente dell'Ispettorato Nazionale del Lavoro la proposta di sospensione dell'attività, ai sensi di quanto previsto dall’art. 14 del D.Lgs. n. 81/2008. In aggiunta, in virtù della legge n. 73/2002, recante disposizioni urgenti sul lavoro irregolare, i Finanzieri hanno proceduto a formalizzare, nei confronti del legale rappresentante dell’attività economica, la contestazione dell'illecito e l'irrogazione delle sanzioni amministrative, che variano da € 1.950 a € 11.700, per ciascun lavoratore “in nero” scoperto.
Le operazioni di servizio svolte si inseriscono in un più ampio dispositivo di controllo a tutela dell’economia legale. Il sommerso da lavoro pregiudica gli equilibri economici e finanziari del Paese, essendo orientato alla riduzione illegale dei costi di “struttura” (fiscali, organizzativi e del lavoro) per massimizzare i profitti e ottenere ingiusti vantaggi competitivi.