L’eredità di Mimì Seghetti, presidente del Bim 1985-2005: l’architetto della solidarietà territoriale nel Piceno

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L’eredità di Mimì Seghetti, presidente del Bim 1985-2005: l’architetto della solidarietà territoriale nel Piceno

Ancora oggi, nelle stanze della politica ascolana, il nome di Domenico "Mimì" Seghetti viene evocato come l'esempio storico di una politica vecchio stampo incentrata sulla mediazione territoriale: una figura capace di centralizzare il potere relazionale ma con il fine ultimo di ridistribuirlo equamente per non lasciare indietro nessun campanile della vallata.

In un’epoca in cui la gestione della cosa pubblica tende spesso alla frammentazione e alla ricerca del consenso immediato, la figura di Seghetti e il suo ventennio alla guida del Consorzio BIM Tronto (1985-2005) rappresentano una vera e propria lezione di architettura istituzionale e visione prospettica per tutto il territorio piceno.

Un ventennio di svolta: dal dopoguerra alla modernità

Quando Mimì Seghetti assume la presidenza del BIM Tronto nel 1985, il Consorzio si trova a un punto di svolta critico. Nati dalla Legge 959 del 1953 con lo scopo primario di risarcire le comunità montane per i danni provocati dallo sfruttamento idroelettrico, i BIM erano spesso considerati meri organismi burocratici di riscossione e redistribuzione.

Seghetti intuisce prima di altri che la fase post-industriale del Piceno richiede un cambio di passo. Con il progressivo smantellamento degli interventi straordinari e la crisi dei grandi insediamenti manifatturieri lungo la vallata, i Comuni — in particolare quelli più piccoli dell'entroterra — rischiano l'isolamento e il depauperamento finanziario. La sua grande intuizione fu quella di trasformare il BIM Tronto da semplice "cassaforte" a motore strategico di coesione territoriale.

La diplomazia dei campanili: la costruzione del modello BIM

Il capolavoro politico di Seghetti si è consumato sul terreno delle relazioni interpersonali e istituzionali. La vallata del Tronto è storicamente complessa, solcata da rivalità campanilistiche e fratture politiche tra i grandi centri della costa e del capoluogo (San Benedetto e Ascoli Piceno) e la nebulosa dei piccoli municipi montani.

Mimì Seghetti applicò con maestria il metodo della mediazione:

  • Pari dignità istituzionale: All'interno dell'Assemblea del BIM, sotto la sua regia, il piccolo borgo montano ha sempre trovato lo stesso ascolto e la medesima attenzione del grande centro abitato.

  • Superamento delle appartenenze di partito: Pur essendo una figura di spicco della Democrazia Cristiana, Seghetti riuscì a fare del Consorzio un'oasi di pragmatismo. Le risorse non venivano distribuite sulla base del colore politico della Giunta comunale di turno, ma in risposta ai bisogni reali delle comunità.

  • Accentramento come garanzia di equità: Centralizzare i flussi finanziari e il peso contrattuale nei confronti dei colossi energetici (in primis ENEL) serviva a creare un "fondo comune" abbastanza capiente da poter poi intervenire laddove le casse comunali erano perennemente in sofferenza.

Passaggio per passaggio: le azioni che hanno cambiato il Piceno

L'impatto dell'attività di Mimì Seghetti per i Comuni del comprensorzio si è articolato lungo direttrici ben precise che hanno scandito il ventennio della sua presidenza:

1. Il consolidamento delle infrastrutture di base

Negli anni '80 e nei primi anni '90, l'impegno prioritario fu il completamento delle opere primarie. Attraverso i fondi dei sovracanoni, il BIM finanziò la sistemazione delle strade di collegamento rurale e montano, la messa in sicurezza dei versanti a rischio idrogeologico e l'estensione delle reti dei servizi essenziali (illuminazione, acquedotti) nelle frazioni più distanti dai capoluoghi.

2. Il sostegno al diritto allo studio e ai servizi sociali

Seghetti comprese che per contrastare lo spopolamento dell'entroterra non bastavano le opere pubbliche: serviva sostenere le famiglie. Sotto la sua guida nacquero e si consolidarono le prime strutturate campagne di borse di studio e contributi per i libri di testo dedicati agli studenti dei Comuni consorziati, un sussidio diventato negli anni un pilastro del welfare locale.

3. La valorizzazione culturale e la nascita del turismo d'area

Anticipando i tempi, Seghetti intuì che la bellezza paesaggistica e il patrimonio storico del Piceno potevano diventare una risorsa economica sostituibile alla crisi industriale. Il BIM iniziò a finanziare interventi di restauro del patrimonio architettonico locale, manifestazioni culturali di vallata e la promozione integrata del territorio, promuovendo per la prima volta il concetto di "marca picena" unificata.

L'eredità politica e morale

Nel 2005, alla conclusione del suo lungo mandato, Mimì Seghetti ha consegnato ai suoi successori un ente finanziariamente solido, giuridicamente blindato e rispettato a tutti i livelli istituzionali, dalla Regione fino ai ministeri romani.

La sua figura resta una pietra di paragone per chiunque si trovi a guidare istituzioni sovracomunali. La storia di Mimì Seghetti dimostra che la leadership territoriale non si misura sulla capacità di prevaricazione o sull'occupazione degli spazi di potere, ma sulla facoltà di unire un territorio frammentato sotto una visione condivisa, facendo sì che l'acqua delle nostre montagne continuasse a generare ricchezza, dignità e futuro per ogni singola comunità della vallata del Tronto.