L’ex presidente rivendica il lavoro svolto: “La Corte dei Conti ha riconosciuto il nostro impegno”. E accusa: “Una parte del centrosinistra ha sostenuto il centrodestra e la segreteria provinciale del PD ha una responsabilità evidente”.
MONTEPRANDONE – “Sono sereno, perché so quello che abbiamo fatto in questi anni”. Sergio Loggi commenta così l’esito delle elezioni provinciali, parlando di una situazione “anomala” in cui il giudizio sull’operato amministrativo non ha trovato corrispondenza nel risultato politico.
Presidente, perché parla di anomalia?
“Perché
da una parte c’è il riconoscimento istituzionale del lavoro
svolto, dall’altra un esito elettorale completamente diverso. La
Corte dei Conti, pur certificando il dissesto, ha riconosciuto
l’impegno dell’amministrazione nel risanamento. È un fatto raro.
Eppure questo non si è tradotto in consenso politico”.
Quindi il problema non è il giudizio
sull’amministrazione?
“No. Il problema è nel sistema
e nelle dinamiche politiche. Le Province oggi non sono elette
direttamente dai cittadini: votano sindaci e consiglieri comunali. Le
decisioni si prendono nelle segreterie di partito, ed è lì che si è
determinato il risultato”.
Cosa è successo nel centrosinistra?
“C’è
stata una rottura evidente. Una parte del Partito Democratico ha
sostenuto il candidato del centrodestra. Se fossimo stati compatti,
ce la saremmo giocata fino alla fine. Invece il risultato è stato
compromesso da scelte politiche precise, legate anche a dinamiche
precedenti ad esempio nelle passate elezioni regionali”.
Ha inciso anche la questione dei pesi di voto tra i
Comuni?
“Sì, la ridefinizione dei pesi ha rafforzato
il ruolo di Ascoli, ma non basta a spiegare tutto. Il vero elemento
determinante è stato il comportamento politico interno alla
coalizione”.
Che bilancio fa dei suoi quattro anni?
“Abbiamo
lavorato in condizioni estremamente difficili. L’ente era in
dissesto e per oltre un anno e mezzo è rimasto bloccato. Nonostante
questo abbiamo ottenuto circa 50 milioni di euro dal PNRR per
l’edilizia scolastica, di cui 30 già realizzati, e 14 milioni nel
settore rifiuti. Tutto con personale ridotto e senza possibilità di
incarichi esterni per carenza di risorse. Ma il problema di fondo è un altro: il ministero ad oggi non ha ancora formalizzato questo bilancio, ma anche lì ho chiesto aiuto,
ho chiesto alla politica locale. Datemi una mano,
ma non a me come Sergio Loggi, date una mano a un ente, date una mano
a un territorio, ma questi si dimenticano di tutto. Oggi dicono che
si può collaborare, sicuramente ci saranno prospettive maggiori, ma
fino a ieri chi oggi siede in quei tavoli? Gli amministratori locali
che siedono nei tavoli del Governo? Ci sono figli e figliastri?
Questa è la politica di oggi".
E i servizi ai cittadini?
“Abbiamo dovuto
fare sacrifici. Quando si risana un ente, come in una famiglia,
bisogna stringere la cinghia. Alcuni servizi sono stati limitati, ma
era inevitabile. Sulla viabilità restano criticità, anche per la
mancanza di fondi adeguati. Appena sono
entrato ho avuto il mattone in testa del ponte dell'Ancaranese. Nessuno si è preso la brigata di dire ma questo ponte in
che condizioni sta? Nessuno. Negli ultimi
vent'anni se ne sono strafregati di quel ponte sapendo che c'era
un'infinità di criticità , parliamodi sicurezza ,
non stiamo parlando di mettere una panchina o no, parliamo di sicurezza. In quel momento lì io sono entrato e
la prima cosa che ho detto è avete mai visto questo ponte in
che condizioni sta? Poi succedono i danni. Abbiamo visto che quel
ponte aveva delle criticità enormi in muratura, di tutto è
stato detto di tutto e di più, tutti hanno messo bocca su quel ponte, ma per vent'anni che avete fatto? Per vent'anni dove siete stati? Non sono
riusciti a mettere quel ponte nel “decreto ponti” dopo il
terremoto, uno dei ponti strategici della provincia di Ascoli
Piceno, stranamente tutti i ponti della provincia di Ascoli e
viadotti sono stati inseriti, tranne il ponte dell'Ancaranese. Nessuno lo aveva inserito nel decreto per prendere finanziamenti, questo è
tutto!"
Che rapporti ha avuto con Governo e Regione?
“Difficili.
Non abbiamo ricevuto risposte nei tempi necessari, ad esempio
sull’approvazione del bilancio. La Provincia è rimasta bloccata
per mesi. Ho chiesto aiuto a tutti, ma non è arrivato un sostegno
concreto, né da destra né da sinistra”.
C’è anche un rammarico personale?
“Sì,
umano oltre che politico. Da molti esponenti non è arrivato neanche
un messaggio. Tra questi il Sindaco del capoluogo Marco Fioravanti.
Dopo anni di collaborazione istituzionale, questo lascia amarezza”.
Ma c'è una cosa che ho il dovere di fare: voglio ringraziare i dipendenti
della Provincia. In questi anni non vedevano orari, non vedevano nulla. Dipendenti che sono andati in pensione e si sono messi a disposizione
dell'ente perché dicevano "Presidente, dopo 40 anni non posso andare
in pensione sapendo che la Provincia si trovava in questo stato" e
ancora oggi vengono a lavorare.
Quanto hanno pesato le dinamiche interne al
PD?
“Moltissimo. La mia candidatura è stata gestita
tardi e senza chiarezza. Sono stato coinvolto a dieci giorni dalla
presentazione delle liste. Già allora si percepivano divisioni che
poi si sono concretizzate nel voto”.
Da dove nasce questa frattura?
“Anche da
vicende locali, come la gestione del partito a Monteprandone. Scelte
poco condivise hanno creato tensioni. È il segnale di un partito che
ha perso coerenza. Il problema del centrosinistra con la Provincia nasce da un evento
che può sembrare ininfluente: la nomina di un commissario della
sezione PD del Comune di Monteprandone. Tutto è partito da qui.
Ho fatto finta di non vedere, ma osservavo. Il Comune di
Monteprandone è ancora oggi riconosciuto su una linea
progressista, questo è un dato di fatto. In Provincia
rappresentava il centrosinistra. A Centobuchi la sezione del PD di
Monteprandone da cinque anni era nel limbo, una parte del Partito Democratico di Monteprandone non
ha ben apprezzato la mia elezione a Sindaco, anzi in qualche maniera
ha messo un po' i bastoni tra le ruote. Dopo cinque anni di nulla a livello comunale del Partito
Democratico, il segretario provinciale del PD (Francesco Ameli,
ndr) nomina commissario della sezione di Monteprandone un
consigliere comunale, Riccardo
Leli , iscritto al
Partito Democratico due mesi fa. Il PD nomina un consigliere comunale
di minoranza del Comune di Monteprandone: la lista "Altra Monteprandone" il cui capogruppo è di Forza Italia, è di centrodestra, questo la dice lunga!.
Che idea si è fatto della politica oggi?
“È
sempre più distante dai cittadini. Le decisioni si prendono nelle
segreterie, tra equilibri interni. Questo allontana le persone”.
E il futuro?
“Esco a testa alta. Rivendico
il lavoro fatto. Continuerò il mio impegno da uomo libero, con
l’obiettivo di contribuire a ricostruire un Partito Democratico più
serio e trasparente”.