San Benedetto del Tronto ha vissuto ieri sera la sua ultima notte di campagna elettorale prima del silenzio imposto dalla legge. Tre candidati, tre piazze, tre eventi conclusivi. I nostri giornalisti erano presenti a tutti e tre. E quello che hanno visto merita di essere raccontato con la stessa onestà con cui si guarda una partita: senza rete, senza filtri, con i fatti davanti agli occhi.
Perché — e lo diciamo con la serenità di chi riferisce ciò che ha osservato direttamente — le tre piazze di ieri sera non erano la stessa cosa. Non per dimensioni, non per atmosfera, non per il calore che emanavano. E in politica, quando mancano meno di trentasei ore al voto, le piazze non mentono.
Nicola Mozzoni ha scelto il cuore della città per il suo comizio finale — e la città ha risposto. Centinaia di persone hanno riempito la piazza: famiglie, giovani, commercianti, professionisti, volti nuovi e volti noti. Una folla vera, calda, partecipata — il tipo di folla che non si organizza con i pullman o con i favori, ma che arriva perché ci crede.
Significativo — e non secondario — era la presenza trasversale dei candidati delle liste a sostegno: ognuno al proprio posto, a rappresentare quella coalizione di otto liste che in questi mesi ha dimostrato di saper stare insieme non solo nei comunicati stampa ma anche quando conta davvero, sotto i riflettori dell'ultima serata.
Dopo l’intervento a sostegno di Nicola Mozzoni, con cui il Presidente della Regione Marche Francesco Acquaroli, si è impegnato a sostenere ogni piano di sviluppo della città, Nicola Mozzoni, facendo un ultimo appello ha detto: “il voto è la voce che la democrazia vi ha dato, ed è la più potente che abbiate. Rinunciarci non significa stare fuori dalla politica — significa consegnare ad altri il diritto di scegliere per voi. E quando quelle scelte non vi convincono, quando la città non va nella direzione che sentite giusta, ricordatevi di quella domenica in cui avreste potuto fare la differenza e non l'avete fatto. Andate a votare. Per voi, per i vostri figli, per riportare San Benedetto dove merita di stare: in cima, regina del turismo delle Marche e orgoglio di tutto il Piceno.»
Una chiusura sobria, senza retorica di facciata. La piazza piena era già il discorso più eloquente della serata.
Maria Elisa D'Andrea ha scelto la Palazzina Azzurra per il suo comizio conclusivo. Un luogo raccolto, adatto a un evento intimo. E intimo, purtroppo per lei, lo è stato davvero. La nostra redazione ha potuto constatare una partecipazione molto esigua: poche decine di persone, con la sensazione — difficile da ignorare — che non tutti i candidati della sua stessa lista fossero presenti.
D'Andrea ha chiuso con parole sincere: «Ora tocca a voi. In queste settimane abbiamo incontrato persone, le abbiamo ascoltate, raccolto le loro idee, ci siamo stretti le mani e guardati negli occhi. Abbiamo fatto una campagna vera. Tra la gente. Senza promesse impossibili, ma con la voglia concreta di cambiare le cose. Adesso è arrivato il momento più importante.»
Parole dignitose, di chi ha corso una campagna con le proprie forze. Ma una piazza che stenta a riempirsi, alla vigilia del voto, è un dato che gli analisti politici non ignorano.
Giorgio Fede ha optato per la Rotonda Giorgini, scenario suggestivo affacciato sul mare. Anche in questo caso, però, i numeri della partecipazione hanno detto poco. La piazza era lontana dall'essere piena: una presenza che definiremmo discreta, certamente non quella che ci si aspetterebbe da una coalizione di centrosinistra che si presenta con cinque liste e il sostegno di partiti strutturati.
Il candidato ha concluso con un appello corale: «Domenica e lunedì dovete votare non per noi ma per voi. La nostra sarà una storia nuova da vivere insieme a voi. Sono orgoglioso dell'appoggio di queste cinque liste, con tanti nomi nuovi. In questa campagna elettorale abbiamo ascoltato diverse realtà che ci hanno arricchito.»
Un messaggio che guarda al futuro. Ma il futuro, in politica, si costruisce anche sulla capacità di riempire una piazza la sera prima del voto. E quella capacità, ieri, non è stata pienamente dimostrata.
L'ANALISI · Quando le piazze parlano più dei sondaggi.
È un principio antico della politica democratica, valido da Atene ai giorni nostri: la piazza non mente. Non si compra con uno spot televisivo, non si gonfia con un post sui social. Si riempie — o non si riempie — sulla base di una cosa sola: il consenso reale che un candidato ha saputo costruire nel tempo.
Quello che la nostra redazione ha osservato ieri sera ha una lettura univoca: di tre candidati in campo, uno solo ha dimostrato di aver mosso davvero la città. E questo dato, a meno di trentasei ore dall'apertura dei seggi, è tutt'altro che irrilevante.
Gli indecisi — quella fascia di elettorato che decide spesso all'ultimo momento, guardandosi intorno per capire da che parte soffia il vento — hanno davanti a loro un'informazione preziosa: la piazza più grande, più calda e più partecipata della campagna elettorale 2026 a San Benedetto del Tronto aveva un nome solo. E quel nome era Mozzoni.
Non è tifo. È cronaca. E la cronaca, in questi casi, è il dato politico più onesto che esista.
Adesso la parola passa ai sambenedettesi.
Domenica 24 maggio e Lunedì 25 — urne aperte.