Referendum sulla Giustizia: Incontro con il Procuratore Monti e il Prof. Di Marco Leone

Referendum sulla Giustizia: Incontro con il Procuratore Monti e il Prof. Di Marco Leone

Era gremita la sala dei convegni della libreria Rinascita di Ascoli per l’incontro, organizzato da Ascolto&Partecipazione e appoggiato dalle realtà schierate contro la riforma, sulle ragioni del No al referendum costituzionale del 22 e 23 marzo prossimi.

Durante il dibattito, moderato dalla giornalista de "Il Manifesto" Teresa Valiani, il Procuratore della Repubblica del Tribunale di Ascoli Piceno Umberto Monti ha chiarito il senso della riforma, ovverosia il controllo della magistratura da parte della politica e non il miglioramento della giustizia. La legge appena approvata è “tesa ad evitare che la giustizia dia fastidio al potere politico”, sulla stessa linea della recente riforma della Corte dei Conti, che ha ristretto il controllo sulla responsabilità erariale dei dipendenti pubblici.

Il dott. Monti si è detto dubbioso sul fatto che i Giudici siano attualmente condizionati dai P.M., come dimostrano le percentuali di assoluzione in Italia, pari al 45-48% dei processi totali. Anche in casi mediatici, solitamente richiamati per confermare la politicizzazione della magistratura, i Giudici hanno deciso per l’assoluzione, nonostante le richieste del P.M.

L’incontro è poi proseguito con l’intervento del Prof. Carlo Di Marco Leone, che ha rimarcato come soltanto attraverso l’indipendenza dei giudici dalla politica possa essere raggiunto il principio di eguaglianza tra i cittadini. In particolare, l’isolamento del P.M. non ha altro fine se non condizionare e vincolare le sue funzioni rispetto alla maggioranza politica del momento. Non è un caso che sia stata proprio la Presidente del Consiglio Meloni ad affermare che “la magistratura deve lavorare nella stessa direzione del Governo”, in spregio al principio di separazione dei poteri.

Infine, i relatori hanno posto l’attenzione su fatto che la riforma non risolverà nessuno dei reali problemi della giustizia italiana, tra cui l’eccessiva durata dei processi e le carenze di personale, da cui deriva che il solo e unico risultato per i cittadini sarebbe un ordine giudiziario più permeabile alla politica.

Sono state molte le domande e le osservazioni da parte degli intervenuti, segno che i cittadini hanno interesse all’approfondimento di una tematica il cui tecnicismo necessita di incontri illuminanti come quello di ieri per essere compreso.