'Marche d’eccellenza – La storia e i suoi protagonisti'. L’intervento del Presidente del Consiglio regionale Gianluca Pasqui

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'Marche d’eccellenza – La storia e i suoi protagonisti'. L’intervento del Presidente del Consiglio regionale Gianluca Pasqui

Oggi il Consiglio regionale delle Marche celebra una data che non appartiene soltanto alla storia della nostra Istituzione, ma alla storia democratica dell’intera comunità marchigiana.

Il 6 luglio 1970 si riuniva per la prima volta il Consiglio regionale delle Marche. Quel giorno prendeva concretamente forma un nuovo livello della vita democratica, istituzionale e rappresentativa del nostro territorio. Non nasceva semplicemente un organo amministrativo. Nasceva una casa comune. Una sede nella quale le Marche avrebbero potuto riconoscersi, discutere, confrontarsi, decidere, costruire il proprio futuro dentro il quadro delle autonomie territoriali delineato dalla Costituzione.

Per questo abbiamo voluto istituire la Giornata celebrativa della prima seduta del Consiglio regionale delle Marche. Non per aggiungere una ricorrenza formale al calendario istituzionale, ma per custodire una memoria viva. Per ricordare da dove veniamo. Per riaffermare il valore dell’autonomia regionale. Per dire, soprattutto alle nuove generazioni, che la democrazia non è mai un fatto scontato, non è mai un’abitudine da consumare distrattamente, non è mai soltanto una parola.

La democrazia è luoghi, volti, responsabilità, confronto. È capacità di rappresentare comunità diverse senza smarrire il senso dell’interesse generale. È la fatica del dialogo, anche quando le posizioni sono distanti. È il dovere di trasformare i bisogni dei cittadini in atti, indirizzi, leggi, scelte concrete.

Il Consiglio regionale è tutto questo. È il luogo della rappresentanza della comunità marchigiana. È la sede del confronto democratico. È lo spazio nel quale le differenze politiche, culturali e territoriali devono trovare una sintesi alta, sempre orientata al bene delle Marche.

Celebrare il 6 luglio 1970 significa rendere omaggio a chi, allora, ebbe il compito di avviare questo cammino. A chi sedette in quella prima Assemblea. A chi contribuì a dare sostanza, dignità e autorevolezza alla Regione Marche. A chi comprese che l’autonomia non era una concessione astratta, ma una responsabilità quotidiana.

Oggi, attraverso la proiezione dedicata alla prima seduta, la lettura del discorso del Presidente Walter Tulli e la testimonianza del consigliere della prima legislatura Giuseppe Cerquetti, vogliamo compiere proprio questo gesto: riannodare il filo tra il passato e il presente. Non per nostalgia, ma per consapevolezza. Perché una comunità che non conosce la propria storia rischia di perdere anche la misura del proprio futuro.

Questa giornata, però, non guarda soltanto indietro.

Il titolo che abbiamo scelto, “Marche d’Eccellenza: la storia e i suoi protagonisti”, tiene insieme due dimensioni fondamentali: la memoria dell’Istituzione e il riconoscimento delle energie migliori della nostra regione.

Le Marche sono una terra plurale, laboriosa, discreta, spesso più abituata a fare che a raccontarsi. Una terra fatta di città, borghi, colline, montagne, costa, imprese, università, associazioni, comunità locali, volontariato, cultura, artigianato, innovazione, spiritualità, impegno civile. Una regione che ha saputo costruire molto senza perdere la propria identità più profonda.

Gli encomi che consegneremo oggi nascono da questa convinzione: le istituzioni hanno il dovere di riconoscere chi, con il proprio lavoro, la propria passione, il proprio talento e la propria dedizione, contribuisce a rendere più forte, più giusta, più autorevole e più conosciuta la nostra comunità.

Premiare personalità, enti, associazioni e imprese che si sono distinti nei diversi ambiti della vita marchigiana significa dire grazie. Ma significa anche indicare esempi. Significa ricordare che il prestigio di una regione non si misura soltanto attraverso i suoi atti istituzionali, ma anche attraverso le persone che ogni giorno la rappresentano, la migliorano, la fanno crescere.

C’è un’Italia che spesso guarda alle Marche con ammirazione per la loro capacità di tenere insieme qualità della vita, coesione sociale, cultura del lavoro, bellezza, creatività e senso della comunità. Ma tutto questo non nasce dal nulla. Nasce da donne e uomini che si impegnano, che rischiano, che educano, che curano, che innovano, che custodiscono tradizioni e aprono strade nuove.

Questa giornata vuole essere anche per loro.

Vuole essere per chi ha servito le istituzioni regionali in questi decenni. Per chi ha dato voce ai territori. Per chi ha creduto nella Regione quando la Regione era appena nata. Per chi continua oggi a credere che le Marche possano giocare un ruolo importante nel Paese e in Europa, senza rinunciare alla propria anima.

Consentitemi anche di sottolineare un aspetto che ritengo essenziale. La storia del Consiglio regionale non è la storia di una parte politica. È la storia di un’Istituzione. Le maggioranze cambiano, le opposizioni cambiano, le stagioni politiche passano, ma l’Istituzione resta. E resta se tutti, pur nella legittima diversità delle idee, ne custodiscono il prestigio, il decoro e la funzione.

Per questo desidero ringraziare l’Ufficio di Presidenza del Consiglio regionale, i Vicepresidenti Giacomo Rossi ed Enrico Piergallini, i Consiglieri Segretari Marco Ausili e Marta Ruggeri, per aver condiviso il senso di questa iniziativa. Ringrazio il Presidente della Regione Francesco Acquaroli per la sua presenza e per il saluto istituzionale. Ringrazio gli uffici del Consiglio regionale, l’Ufficio stampa, chi ha lavorato all’organizzazione, il presentatore Luca Sestili e il Maestro Marco Santini, che accompagnerà questa giornata con il linguaggio universale della musica.

Un ringraziamento particolare va a tutti i premiati. Oggi il Consiglio regionale consegna loro un riconoscimento, ma in realtà è la comunità marchigiana che attraverso il Consiglio dice grazie. Grazie per ciò che avete fatto, per ciò che rappresentate, per il contributo che avete dato e continuerete a dare.

Il 6 luglio 1970 è stato un inizio. Oggi, più di cinquant’anni dopo, il nostro compito non è soltanto ricordarlo. Il nostro compito è esserne all’altezza.

Essere all’altezza di quella storia significa avere istituzioni serie, vicine, autorevoli, capaci di ascoltare. Significa difendere il valore della rappresentanza. Significa coltivare il rispetto anche nel confronto più acceso. Significa ricordare che dietro ogni scelta pubblica ci sono persone, famiglie, territori, comunità.

Le Marche hanno una storia importante. Hanno protagonisti importanti. Hanno davanti a sé sfide decisive. E il Consiglio regionale deve continuare a essere la casa democratica nella quale queste sfide vengono affrontate con responsabilità, visione e amore per questa terra.

Con questo spirito dichiaro aperta la Giornata celebrativa della prima seduta del Consiglio regionale delle Marche.

Buon 6 luglio a tutti.
E viva le Marche.