Ci sono istituzioni che scandiscono silenziosamente la vita quotidiana delle nostre comunità, finanziando scuole, supportando imprese e valorizzando borghi, eppure rimangono spesso invisibili agli occhi dei cittadini. Sigle burocratiche che all'apparenza sembrano distanti, ma che di fatto custodiscono le risorse più preziose del territorio. Una di queste è, senza dubbio, il BIM (Bacino Imbrifero Montano).
I Consorzi BIM rappresentano uno dei casi più originali, resilienti e longevi di ente pubblico di secondo grado (o di secondo livello) nel panorama amministrativo italiano. A differenza degli enti di primo grado come i Comuni, i cui organi politici sono eletti direttamente dai cittadini nelle cabine elettorali, gli enti di secondo grado sono composti e governati da rappresentanti scelti a loro volta dagli enti locali stessi, attingendo di norma dalle fila dei Consigli e delle Giunte comunali in carica. Ma per quale motivo lo Stato ha sentito il bisogno di creare una simile sovrastruttura? La risposta affonda le radici in una precisa necessità storica, economica e geografica dell'Italia del secondo dopoguerra: la giustizia distributiva e la compensazione delle aree interne.
1. Il contesto storico e la grande ingiustizia dell'acqua
Tra la fine dell'Ottocento e la prima metà del Novecento, l'Italia visse una massiccia e tumultuosa fase di elettrificazione. Grandi società private e colossi industriali dell'epoca individuarono nelle valli alpine e appenniniche la fonte energetica primaria per muovere il Paese. Fu l'era delle grandi dighe, dei bacini artificiali, delle condotte forzate e delle imponenti centrali idroelettriche.
Questo sistema di sviluppo, tuttavia, poggiava su una profonda e drammatica ingiustizia territoriale:
La montagna subiva i danni: Intere vallate venivano allagate cancellando pascoli e terreni agricoli, i fiumi venivano deviati o intubati e l'assetto idrogeologico dei versanti veniva permanentemente alterato, lasciando le comunità montane in condizioni di isolamento e povertà.
La pianura e le metropoli godevano dei benefici: L'energia elettrica prodotta a costo zero dal sacrificio dei monti viaggiava su lunghi elettrodotti verso i poli industriali della pianura e le grandi città, alimentando il miracolo economico ma condannando l'entroterra a un progressivo e inesorabile spopolamento.
2. La svolta del 1953: la legge Gervasutti e l'invenzione del "Sovracanone"
Per sanare questo squilibrio socio-economico, il Parlamento italiano approvò una norma rivoluzionaria, fortemente spinta dal senatore bellunese Giusto Gervasutti e da un compatto fronte di rappresentanti delle aree montane: la Legge 27 dicembre 1953, n. 959.
La legge scardinò i rigidi e geometrici confini amministrativi di Comuni, Province e Regioni, introducendo due concetti del tutto inediti per il diritto pubblico italiano:
Il perimetro del "Bacino Imbrifero Montano": Una vera e propria delimitazione geografico-naturale. Il BIM viene definito come l'area racchiusa dai crinali delle montagne in cui le acque piovane e sorgive confluiscono naturalmente verso un unico fiume, a patto che tale bacino sia classificato come "montano" e vi siano attivi impianti di produzione idroelettrica.
Il "Sovracanone" idroelettrico: Una forma di risarcimento etico e finanziario. La legge impose a tutti i concessionari privati e pubblici delle centrali (con potenza superiore a 220 kW) l'obbligo di pagare un indennizzo economico annuale ai Comuni della vallata, calcolato proporzionalmente in base alla potenza dell'impianto.
3. I Consorzi obbligatori: fare "massa critica" contro l'isolamento
Per evitare che la riscossione e l'utilizzo di queste risorse venissero polverizzati in mille rivoli inefficienti, la legge stabilì che i Comuni inclusi all'interno di ciascun bacino imbrifero (delimitato dal Ministero dei Lavori Pubblici) avessero l'obbligo di unirsi in un Consorzio.
Nacquero così i Consorzi BIM, configurati come enti pubblici locali non territoriali. La loro missione istituzionale è rimasta immutata dal 1953: riscuotere i sovracanoni dai colossi dell'energia e reinvestire quelle risorse esclusivamente per il progresso economico e sociale della popolazione montana, finanziando direttamente opere pubbliche, scuole, infrastrutture viarie, attività produttive e servizi di welfare locale.
4. Dalle Marche al Piceno: la mappa dei Consorzi e la rete del Tronto
A livello nazionale, i Consorzi BIM operanti in Italia sono 67. All'interno della Regione Marche sono presenti 3 Consorzi BIM, che presidiano i principali nodi idrografici e montani del territorio regionale:
BIM Foglia (nella provincia di Pesaro e Urbino)
BIM Nera-Velino (concentrato sull'alto Maceratese e le aree di confine umbro-marchigiano)
BIM Tronto (radicato interamente nel Piceno)
Il nostro Consorzio di riferimento, il BIM Tronto, rappresenta un modello straordinario di coesione territoriale. Lungo l'asta del fiume, il Consorzio unisce idealmente la costa adriatica alle vette appenniniche, raggruppando sotto un'unica cabina di regia 17 Comuni della Provincia di Ascoli Piceno:
Acquasanta Terme, Arquata del Tronto, Ascoli Piceno, Castignano, Colli del Tronto, Comunanza, Force, Maltignano, Monsampolo del Tronto, Montegallo, Monteprandone, Palmiano, Roccafluvione, Rotella, San Benedetto del Tronto, Spinetoli e Venarotta.
In questa assise, il modello dell'ente di secondo grado esprime la sua massima utilità: permette infatti ai piccolissimi comuni montani (come Palmiano o Montegallo, penalizzati dallo spopolamento e dalla carenza di personale) di sedere allo stesso tavolo di colossi demografici come Ascoli Piceno e San Benedetto del Tronto, gestendo in modo associato e strategico fondi che, se divisi in micro-quote comunali, andrebbero inevitabilmente dispersi.
5. L'evoluzione dei tempi e la storia delle presidenze
Se negli anni ’50 e ’60 i fondi del BIM servivano per le necessità primarie della sussistenza — portare le condotte dell'acqua potabile o l'illuminazione pubblica nelle frazioni più isolate — nel corso dei decenni l'ente è sopravvissuto alla nazionalizzazione dell'energia (la nascita di ENEL nel 1962), alle riforme degli anni '70 e alla nascita del Testo Unico degli Enti Locali (D.Lgs. 2000/267), trasformandosi nel vero motore economico, culturale e sociale della vallata.
Questa evoluzione storica è stata guidata e plasmata sul territorio dalle figure che si sono succedute alla presidenza del Consorzio. Guardando alla storia recente dell'ente, la guida politica ed esecutiva del BIM Tronto è stata legata a tre figure chiave, le cui presidenze coprono complessivamente quasi quarant'anni di vita istituzionale del Piceno:
Domenico "Mimì" Seghetti: Figura storica e carismatica della politica picena, ha guidato il Consorzio BIM Tronto per un lungo e cruciale ventennio, rimanendo al vertice per 20 anni totali di mandato (dal 1985 al 2005). Sotto la sua presidenza, il BIM ha traghettato il territorio attraverso gli anni della transizione post-industriale, consolidando il ruolo del Consorzio come interlocutore imprescindibile per i sindaci della vallata.
Antonio Forlini: Succeduto a Seghetti, ha interpretato una presidenza tragicamente interrotta dalla sua prematura scomparsa. Ha guidato l'ente per un totale di 5 anni di mandato (dal 2005 al 2010), imprimendo un forte impulso alla modernizzazione e all'integrazione dei servizi associati tra i comuni membri.
Luigi Contisciani: Attuale Presidente in carica, è subentrato nel gennaio del 2010 a seguito della scomparsa di Forlini. È stato successivamente riconfermato dall'Assemblea Generale nel 2016 e, per la terza volta consecutiva (all'unanimità), il 12 novembre 2021. Al compimento della scadenza naturale del suo attuale mandato, fissata per il 12 novembre 2026, Contisciani avrà accumulato ben 16 anni e 10 mesi totali di mandato consecutivi. Sotto la sua guida, l'ente ha dovuto affrontare le drammatiche emergenze del terremoto del 2016 e la successiva complessa sfida della ricostruzione e del rilancio del tessuto produttivo delle aree interne.
Le sfide del domani
Oggi il BIM Tronto non è più un mero ente di "compensazione idrica", ma un moderno hub di sviluppo che finanzia centinaia di borse di studio annuali per gli studenti del comprensorio, sostiene la transizione energetica, combatte il dissesto idrogeologico, digitalizza i borghi e promuove le eccellenze enogastronomiche locali. Comprendere la storia del BIM significa, in ultima analisi, capire come la tutela responsabile delle risorse ambientali native possa trasformarsi, attraverso la cooperazione tra i Comuni, in un argine concreto contro lo spopolamento e in un volano di benessere per l'intero Piceno